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⏱️ Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2026

Risposta rapida

L’annegamento è una grave emergenza respiratoria causata da immersione o sommersione in liquidi. Il problema principale è la mancanza di ossigeno, che può portare a perdita di coscienza, danno cerebrale e arresto cardiaco. L’OSS deve riconoscere i segnali, allertare i soccorsi e collaborare con l’équipe.

ANNEGAMENTO: COSA DEVE SAPERE L’OSS

L’annegamento è una condizione grave causata da una compromissione della respirazione dopo immersione o sommersione in un liquido. Non significa necessariamente morte: può essere fatale oppure non fatale, con recupero completo o con possibili conseguenze.

Durante l’annegamento, l’acqua può entrare nelle vie aeree e impedire il normale scambio di ossigeno a livello polmonare. La conseguenza principale è l’ipossia, cioè la carenza di ossigeno nell’organismo. Se l’ipossia dura troppo a lungo, possono comparire perdita di coscienza, arresto respiratorio, danno cerebrale e arresto cardiaco.

L’OSS non deve fare diagnosi e non deve sostituirsi al personale sanitario o ai soccorritori. Deve però conoscere i segni di pericolo, attivare rapidamente i soccorsi, collaborare con l’équipe e garantire la sicurezza della persona e dell’ambiente.

Come avviene l’annegamento

Nell’annegamento il problema principale non è “l’acqua nello stomaco”, ma la mancanza di ossigeno. La persona può iniziare ad agitarsi, respirare con difficoltà, tossire, ingerire o inalare acqua e perdere progressivamente la capacità di mantenersi a galla.

In alcuni casi può comparire laringospasmo, cioè una chiusura riflessa della laringe. Questo fenomeno può limitare l’ingresso di acqua nei polmoni, ma non impedisce il rischio di ipossia. Anche senza grandi quantità di acqua aspirata, la persona può andare incontro a grave insufficienza respiratoria.

Fasi dell’annegamento

Per finalità didattica si possono distinguere alcune fasi, anche se nella realtà non sempre sono così nette.

  1. Fase iniziale o di sorpresa

La persona entra improvvisamente in difficoltà. Può inspirare acqua, agitarsi, cercare di restare a galla e non riuscire a chiedere aiuto in modo efficace. L’annegamento spesso è silenzioso e rapido.

  1. Fase di resistenza

La persona tenta di trattenere il respiro. Può comparire spasmo della laringe, tosse, panico e difficoltà a respirare. In questa fase l’ossigeno nel sangue diminuisce e l’anidride carbonica aumenta.

  1. Fase dispnoica

La fame d’aria diventa intensa. L’organismo cerca di respirare nonostante la presenza di acqua nelle vie aeree. Possono comparire inalazione di liquido, tosse, cianosi, confusione e perdita di forza.

  1. Fase apnoica

La respirazione può arrestarsi. La persona perde coscienza, non risponde agli stimoli e non riesce più a proteggere le vie aeree. In questa fase il rischio di arresto cardiaco è molto alto.

  1. Fase terminale

Se non si interviene rapidamente, l’ipossia porta ad arresto cardiaco. Il danno cerebrale dipende soprattutto dal tempo trascorso senza ossigeno.

Annegamento in acqua dolce e acqua salata

In passato si dava molta importanza alla differenza tra annegamento in acqua dolce e in acqua salata. Oggi, dal punto di vista del primo soccorso e dell’assistenza, questa distinzione è meno rilevante.

L’acqua dolce e l’acqua salata hanno caratteristiche diverse, ma nella maggior parte degli annegamenti la quantità di liquido aspirata non è sufficiente a provocare alterazioni importanti come emolisi, gravi squilibri elettrolitici o grandi spostamenti di liquidi.

Per l’OSS e per chi presta soccorso, la priorità non cambia: mettere in sicurezza la scena, allertare i soccorsi, valutare coscienza e respiro, collaborare con il personale sanitario e iniziare le manovre previste solo se formati e abilitati.

Possibili complicanze

La complicanza più importante dell’annegamento è l’ipossia. La mancanza di ossigeno può danneggiare cervello, cuore, polmoni e altri organi.

Dopo un annegamento possono comparire anche:

  • difficoltĂ  respiratoria;
  • tosse persistente;
  • cianosi;
  • confusione o sonnolenza;
  • perdita di coscienza;
  • ipotermia, soprattutto in acqua fredda;
  • edema polmonare;
  • polmonite da aspirazione;
  • sindrome da distress respiratorio acuto;
  • danno neurologico da carenza di ossigeno.

Anche una persona apparentemente migliorata deve essere valutata dal personale sanitario, perché i problemi respiratori possono peggiorare dopo l’evento.

Cosa deve fare l’OSS

L’OSS deve agire sempre nei limiti delle proprie competenze e secondo protocolli, formazione ricevuta e indicazioni dell’équipe.

In caso di annegamento deve:

  • garantire la sicurezza propria e della scena;
  • evitare interventi rischiosi se non è addestrato al salvataggio in acqua;
  • chiamare immediatamente il 112/118;
  • aiutare a portare la persona in un luogo sicuro se possibile e senza esporsi a pericoli;
  • valutare se la persona risponde e respira;
  • collaborare con infermiere, medico e soccorritori;
  • mantenere la persona al caldo;
  • osservare colore della cute, respiro, stato di coscienza e presenza di tosse;
  • non perdere tempo tentando di “far uscire l’acqua dai polmoni”;
  • iniziare o collaborare alla RCP solo se formato e secondo le procedure previste.

Cosa non deve fare l’OSS

L’OSS non deve:

  • entrare in acqua se non è formato al salvataggio;
  • mettere a rischio la propria sicurezza;
  • scuotere inutilmente la persona;
  • sollevare la persona a testa in giĂą;
  • tentare manovre improvvisate per svuotare i polmoni;
  • somministrare bevande o alimenti;
  • lasciare sola la persona dopo il recupero;
  • sottovalutare tosse, respiro difficoltoso, sonnolenza o confusione;
  • decidere autonomamente che la persona “sta bene” e non ha bisogno di controllo sanitario.

Conclusioni

L’annegamento è un’emergenza tempo-dipendente. Il danno principale è causato dalla mancanza di ossigeno, non semplicemente dalla presenza di acqua. Per questo la rapidità dell’allarme, la sicurezza della scena, la valutazione del respiro e l’intervento corretto sono fondamentali.

L’OSS deve conoscere i segni di allarme, collaborare con l’équipe e agire sempre nei limiti del proprio ruolo. Nei concorsi OSS è importante ricordare che l’OSS osserva, protegge, riferisce, collabora e non sostituisce mai il personale sanitario nelle valutazioni cliniche o nelle decisioni terapeutiche.

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Per comprendere meglio l’annegamento, è utile collegare l’argomento ad altri contenuti su emergenza, arresto cardiaco, vie aeree, osservazione e ruolo dell’OSS.

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FILIPPO ORALI

Filippo Orali, Formatore per la preparazione ai concorsi OSS e Commissario d’esame. Sempre più studenti e scuole scelgono il mio materiale perché è chiaro, semplice, aggiornato e concreto. Un supporto serio per prepararsi a concorsi, esami e attività professionale nel settore socio-sanitario.

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