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⏱️ Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2026

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Il reflusso gastroesofageo è la risalita del contenuto gastrico dallo stomaco all’esofago, con bruciore, acidità, tosse, raucedine e dolore toracico. L’OSS aiuta il paziente a evitare pasti abbondanti, mantenere postura corretta, attendere prima di coricarsi e segnalare sintomi persistenti o peggioramenti.

IL REFLUSSO GASTROESOFAGEO E I PROBLEMI DELL’APPARATO GASTROINTESTINALE

La malattia da reflusso gastroesofageo, chiamata anche MRGE, consiste nella risalita del contenuto gastrico dallo stomaco verso l’esofago. Può presentarsi anche occasionalmente, soprattutto dopo un pasto abbondante, quando lo stomaco è molto disteso. Quando però il reflusso diventa frequente, provoca sintomi fastidiosi e può irritare la mucosa dell’esofago.

I sintomi più comuni sono bruciore retrosternale, senso di acidità, rigurgito acido, dolore o fastidio nella parte alta dell’addome e, in alcuni casi, dolore toracico. Il reflusso può provocare anche tosse, raucedine, sensazione di nodo alla gola, salivazione eccessiva e disturbi soprattutto durante la notte. I sintomi tendono infatti a peggiorare quando la persona si corica, perché la posizione supina favorisce la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago.

Quando mangiamo, il cibo passa dalla bocca all’esofago e poi arriva nello stomaco. Tra esofago e stomaco è presente una struttura di chiusura, comunemente chiamata cardias, collegata al funzionamento dello sfintere esofageo inferiore. Questa struttura si apre per permettere il passaggio del bolo alimentare nello stomaco e poi dovrebbe richiudersi, impedendo al contenuto acido gastrico di risalire.

Nelle persone con reflusso gastroesofageo questo meccanismo non funziona correttamente. La chiusura può essere debole o non completa, permettendo così la risalita dei succhi gastrici. Tra i fattori che possono favorire il reflusso troviamo l’ernia iatale, l’obesità, il fumo, l’alcol, alcuni farmaci, i pasti troppo abbondanti, l’abitudine di coricarsi subito dopo mangiato, lo stress e un’alimentazione poco equilibrata.

È importante non confondere il reflusso con la disfagia. La disfagia è la difficoltà nel passaggio di cibi o bevande dalla bocca allo stomaco e deve essere sempre valutata dal personale sanitario competente. Il reflusso può dare fastidio durante la deglutizione o sensazione di irritazione, ma la disfagia vera e propria è un sintomo diverso e non va sottovalutato.

L’esame diagnostico più utilizzato per approfondire la situazione è la gastroscopia, chiamata anche EGDS. Questo esame permette di osservare direttamente esofago, stomaco e duodeno, valutando la presenza di infiammazioni, erosioni, ulcere o altre alterazioni. In alcuni casi possono essere necessari ulteriori accertamenti, sempre su indicazione medica.

La malattia da reflusso gastroesofageo è molto frequente nella popolazione e spesso viene sottovalutata. Se trascurata, può provocare disturbi cronici e complicanze come esofagite, erosioni della mucosa, ulcere, sanguinamenti e restringimenti dell’esofago. Una delle complicanze più importanti è l’esofago di Barrett, una condizione in cui la mucosa dell’esofago subisce modificazioni dovute all’esposizione prolungata al reflusso acido. L’esofago di Barrett è una condizione da monitorare, perché in alcuni casi può aumentare il rischio di tumore dell’esofago.

La cura e la gestione della MRGE dipendono dalla gravità dei sintomi e dalla valutazione medica. Possono essere indicati cambiamenti dello stile di vita, correzioni alimentari e terapie farmacologiche prescritte dal medico. In alcuni casi selezionati, quando la terapia medica non è sufficiente, lo specialista può valutare altri trattamenti.

Nel paziente con reflusso gastroesofageo, l’OSS non fa diagnosi e non modifica la terapia. Il suo compito è osservare, assistere, educare alla corretta gestione quotidiana secondo le indicazioni ricevute e riferire eventuali segni o sintomi al personale infermieristico o medico.

L’OSS può aiutare il paziente a rispettare alcune indicazioni pratiche: evitare pasti troppo abbondanti, favorire pasti piccoli e frequenti se previsti dal piano assistenziale, evitare che il paziente si corichi subito dopo mangiato, mantenere una posizione seduta o semi-seduta dopo il pasto, controllare che la testata del letto sia sollevata quando indicato, osservare eventuale tosse notturna, rigurgito, bruciore, nausea o difficoltà nella deglutizione.

È consigliabile attendere almeno due o tre ore prima di coricare il paziente dopo il pasto, salvo diverse indicazioni cliniche. Nei soggetti con reflusso notturno può essere utile il rialzo della testata del letto di circa 15-20 cm, evitando di usare semplicemente molti cuscini, perché una postura scorretta può aumentare la pressione sull’addome.

Dal punto di vista alimentare, l’OSS deve rispettare sempre la dieta prescritta. In generale, nei pazienti con reflusso possono peggiorare i sintomi alimenti grassi, fritti, caffè, cioccolato, alcol, bevande gassate, spezie irritanti, agrumi e pasti molto abbondanti. Ogni paziente, però, può avere una tolleranza diversa: per questo è importante osservare e riferire quali alimenti sembrano aumentare i disturbi.

L’assistenza corretta al paziente con reflusso gastroesofageo richiede attenzione, osservazione e collaborazione con l’équipe sanitaria. L’OSS svolge un ruolo importante perché può aiutare la persona a mantenere abitudini più sicure, prevenire comportamenti che peggiorano i sintomi e segnalare tempestivamente eventuali cambiamenti.

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Per studiare meglio il reflusso gastroesofageo è utile collegare apparato digerente, alimentazione, disfagia e rischio di aspirazione, temi importanti anche nella preparazione ai concorsi OSS.

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Filippo Orali, Formatore per la preparazione ai concorsi OSS e Commissario d’esame. Sempre più studenti e scuole scelgono il mio materiale perché è chiaro, semplice, aggiornato e concreto. Un supporto serio per prepararsi a concorsi, esami e attività professionale nel settore socio-sanitario.

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