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⏱️ Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2026

Risposta rapida

La Scala Wong-Baker Faces valuta il dolore attraverso una serie di faccine che rappresentano diversi livelli di sofferenza. È particolarmente indicata per bambini e persone che hanno difficoltà a descrivere verbalmente il proprio dolore.

SCALA WONG-BAKER FACES: QUANDO IL DOLORE SI MISURA CON LE FACCINE

Durante l’assistenza può capitare che una persona dica: “Mi fa male”, ma non riesca a spiegare quanto. Succede spesso con i bambini, con alcuni anziani, con persone fragili o con chi ha difficoltà a usare numeri e parole precise.

In questi casi la Scala Wong-Baker Faces può essere molto utile. Non sostituisce la valutazione sanitaria, ma aiuta il paziente a comunicare l’intensità del dolore in modo semplice, scegliendo una faccina.

Perché nei concorsi OSS viene chiesta spesso

La Scala Wong-Baker Faces è una scala di valutazione del dolore basata su volti con espressioni diverse. Le faccine rappresentano livelli crescenti di dolore: da nessun dolore fino al dolore più forte.

Nei concorsi OSS bisogna ricordare una cosa fondamentale: non è una scala per il rischio cadute, non valuta l’autonomia e non serve per le lesioni da pressione. È una scala del dolore.

La risposta breve da memorizzare è questa: la Scala Wong-Baker Faces serve a far indicare al paziente, tramite una faccina, quanto dolore prova.

Il punto più importante: sceglie il paziente

Un errore frequente è pensare che sia l’operatore a guardare il viso della persona e decidere il punteggio. Non è così.

La scala non serve per dire: “Ha la faccia sofferente, quindi ha dolore 8”. Deve essere il paziente, se capace di comprendere lo strumento, a scegliere la faccina che descrive meglio il suo dolore.

Questo dettaglio è importante anche nei quiz. La Wong-Baker è uno strumento di autovalutazione, non una scala osservazionale come altre scale usate quando la persona non riesce a comunicare.

Cosa può fare l’OSS nella pratica

L’OSS può collaborare nell’osservazione, nell’accoglienza e nella comunicazione. Può aiutare a creare un clima tranquillo, spiegare in modo semplice cosa viene chiesto, riferire ciò che il paziente dice o indica, sempre nel rispetto delle procedure della struttura.

Per esempio, durante l’igiene un bambino può dire che ha male dopo una medicazione. Oppure un anziano può indicare una faccina più sofferente quando viene mobilizzato. L’OSS non decide la terapia e non interpreta clinicamente il dato, ma riferisce all’infermiere: “Durante il movimento ha indicato la faccina del dolore più intenso rispetto a prima”.

Questa comunicazione è utile perché rende il dolore più chiaro e meno generico.

Situazioni dove può essere utile

La scala può essere utile quando il paziente capisce il significato delle faccine, ma fatica a usare una scala numerica. Può accadere in pediatria, in assistenza a persone fragili o in contesti dove il linguaggio semplice facilita la comunicazione.

Va però usata correttamente. Non basta mostrare le faccine in modo frettoloso. Bisogna assicurarsi che la persona abbia capito che deve indicare il dolore che sente, non la faccia che preferisce o quella che assomiglia al suo umore.

Errori da evitare

Il primo errore è confondere dolore e tristezza. Una faccina che piange non significa “sono triste”, ma rappresenta un dolore più intenso.

Il secondo errore è usare la scala con una persona che non la comprende. In quel caso servono altri strumenti e la valutazione dell’équipe.

Il terzo errore è non comunicare il cambiamento. Se prima il paziente indicava poco dolore e poi indica una faccina molto più dolorosa, il dato va riferito.

Conclusione

La Scala Wong-Baker Faces è semplice, immediata e utile per far comunicare il dolore a chi fatica con numeri e parole. Per l’OSS è importante conoscerla, rispettarne il corretto uso e ricordare che non è l’operatore a scegliere la faccina: la sceglie il paziente, se è in grado di comprenderla.


FILIPPO ORALI

Filippo Orali, Formatore per la preparazione ai concorsi OSS e Commissario d’esame. Sempre più studenti e scuole scelgono il mio materiale perché è chiaro, semplice, aggiornato e concreto. Un supporto serio per prepararsi a concorsi, esami e attività professionale nel settore socio-sanitario.

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