STOMIA INTESTINALE: ASSISTENZA OSS E LIMITI OPERATIVI
Le stomie intestinali principali sono l’ileostomia, la ciecostomia e la colostomia. L’ileostomia collega l’ileo alla parete addominale e presenta feci liquide, perché è ancora presente una notevole quantità di acqua non riassorbita. La ciecostomia viene realizzata tra il cieco e la parete addominale destra e comporta la fuoriuscita di feci poltacee. La colostomia è confezionata a livello del colon e può presentare effluenti di consistenza variabile in base al tratto interessato, da semipoltacei a più formati. In condizioni normali, la stomia appare umida, rosso-rosata e vitale.
La cute intorno alla stomia deve essere mantenuta integra, perché il contatto con gli effluenti può provocare irritazioni o lesioni. Per questo l’igiene deve essere eseguita con delicatezza, usando materiale pulito, acqua tiepida e asciugando bene la zona, senza prodotti aggressivi o manovre brusche. La persona portatrice di stomia può condurre una vita attiva, ma ha bisogno di assistenza corretta, osservazione attenta e supporto nella gestione quotidiana.
La rimozione, l’igiene e il cambio del presidio rientrano tra le attività svolte dall’OSS su indicazione dell’infermiere. Nel caso in cui siano presenti lesioni della cute peristomale o sia necessaria una medicazione complessa, l’intervento rientra nella competenza infermieristica. Se compaiono sanguinamenti, retrazioni, prolassi o segni di sofferenza dello stoma, la gestione richiede comunque valutazione professionale.
Procedura
Prima di iniziare, l’OSS prepara il materiale necessario su un piano pulito o su un carrello: guanti monouso non sterili, telino monouso, acqua tiepida, detergente delicato se previsto, garze o materiale morbido per la pulizia e l’asciugatura, nuova sacca di raccolta, eventuale placca, forbici se il presidio va ritagliato, calibratore per stomia e contenitore per lo smaltimento dei rifiuti.
L’operatore identifica correttamente il paziente, garantisce la privacy, spiega con calma ciò che sta per fare e favorisce una posizione comoda che consenta una buona visibilità della stomia. Dopo il lavaggio sociale delle mani, indossa i guanti monouso e protegge il letto o gli indumenti con il telino.
A questo punto rimuove delicatamente il presidio usato, evitando di strappare o tendere la cute. Durante la rimozione osserva l’aspetto dello stoma, la cute circostante e le caratteristiche degli effluenti. Una stomia normale appare umida, rosso-rosata e vitale; eventuali alterazioni della cute, sanguinamenti anomali, retrazioni, prolassi o segni di sofferenza devono essere segnalati subito all’infermiere.
Sempre l’ OSS dopo la rimozione del presidio, procede all’igiene della stomia e della cute peristomale con acqua tiepida e materiale pulito, detergendo con delicatezza e senza usare prodotti aggressivi. L’asciugatura deve essere accurata ma non traumatica, perché una cute ben asciutta favorisce una migliore aderenza del presidio e riduce il rischio di irritazioni.
Successivamente misura, se necessario, il diametro dello stoma con l’apposito calibratore e prepara il nuovo presidio in modo adeguato, ritagliando la placca con precisione quando previsto. Applica poi il dispositivo facendolo aderire bene alla cute, senza pieghe e senza lasciare spazi che possano favorire fuoriuscite di effluente. Nei sistemi a due pezzi, dopo la placca applica correttamente anche la sacca.
Terminata la procedura, aiuta il paziente a riprendere una posizione confortevole, smaltisce correttamente il materiale utilizzato, rimuove i guanti ed esegue il lavaggio delle mani. Infine, riferisce eventuali anomalie osservate durante l’assistenza.
Anche il cambio del presidio non va descritto con regole rigide uguali per tutti. La frequenza dipende dal tipo di sistema, dalla tenuta della placca, dalle caratteristiche degli effluenti e dalle condizioni della cute. Per questo è più corretto parlare di sostituzione secondo necessità assistenziale e secondo le indicazioni ricevute.
Conclusione
L’ OSS ha un ruolo importante nell’assistenza quotidiana alla persona stomizzata. La vera competenza non sta nel fare tutto, ma nel sapere cosa osservare, come assistere con delicatezza e quando segnalare subito ciò che non va. È proprio questo che rende l’assistenza sicura, umana e professionale.