RILEVAZIONE DELLA SATURAZIONE: COSA DEVE SAPERE DAVVERO L’OSS
La saturazione di ossigeno, indicata come SpO2, è il valore percentuale che esprime quanta emoglobina trasporta ossigeno nel sangue. Si rileva con un dispositivo chiamato pulsossimetro o saturimetro, uno strumento non invasivo che consente di ottenere rapidamente una stima dell’ossigenazione periferica. In genere, nell’adulto, i valori attesi a riposo sono spesso compresi tra 95% e 100%, anche se in alcune persone con patologie respiratorie croniche possono essere presenti valori differenti rispetto alla norma generale.
Il pulsossimetro funziona attraverso due fasci di luce che attraversano i tessuti. In base a come la luce viene assorbita dal sangue, il dispositivo elabora una stima della saturazione e mostra il risultato sul display. Si tratta quindi di una stima della saturazione periferica, utile nell’osservazione assistenziale, ma il valore deve sempre essere considerato con prudenza se il quadro clinico del paziente appare diverso da quanto indicato dallo strumento.
Per l’OSS, la rilevazione della saturazione rientra nelle attività che possono essere svolte secondo l’organizzazione del servizio e su attribuzione dell’infermiere, nel rispetto delle procedure della struttura. L’OSS rileva il dato, lo annota o lo riferisce, ma non lo interpreta clinicamente e non modifica terapie o somministrazioni di ossigeno.
Per ottenere una misurazione più affidabile bisogna prestare attenzione ad alcuni fattori che possono alterare il risultato. Smalto, gel, unghie artificiali, mani fredde, movimento del paziente e scarsa perfusione periferica possono rendere la lettura meno precisa. In questi casi è opportuno scegliere, se possibile, un dito libero, riscaldare la mano se è fredda, far stare il paziente a riposo qualche minuto e attendere che il valore si stabilizzi prima di registrarlo.
La procedura corretta prevede innanzitutto il lavaggio delle mani e la preparazione del materiale. L’OSS si reca dalla persona assistita, la identifica correttamente, spiega in modo semplice cosa sta per fare e garantisce il comfort e la riservatezza secondo il contesto. Poi controlla che il dito scelto sia idoneo, verifica l’eventuale presenza di smalto o unghie artificiali, osserva se la mano è fredda e invita il paziente a restare fermo. Dopo alcuni minuti di riposo, applica il pulsossimetro preferibilmente a un dito della mano, accende il dispositivo e attende che il valore si stabilizzi. A quel punto rileva la SpO2 e, se prevista dal dispositivo, anche la frequenza cardiaca; quindi, rimuove il sensore e comunica il dato all’infermiere secondo le modalità in uso nel reparto o nel servizio.
È importante precisare che non è corretto dire come regola generale che bisogna disinfettare il dito prima della rilevazione della saturazione, perché la procedura non è invasiva. Quello che invece va sempre fatto è la pulizia e la disinfezione del dispositivo secondo le indicazioni del produttore e i protocolli della struttura, soprattutto tra un paziente e l’altro. Anche l’uso dei guanti non è automatico in ogni situazione: dipende dal tipo di contatto previsto e dalle procedure locali.
Se il valore risulta basso, instabile o non coerente con le condizioni del paziente, l’OSS non deve formulare interpretazioni personali, ma deve ripetere correttamente la rilevazione e riferire subito all’infermiere eventuali anomalie o difficoltà riscontrate. Il dato, infatti, è utile solo se viene raccolto bene, osservato insieme alle condizioni generali della persona e comunicato con precisione.