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⏱️ Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2026

MORBO DI PARKINSON: SINTOMI, CAUSE E TERAPIE

Il morbo di Parkinson, oggi chiamato più correttamente malattia di Parkinson, è una patologia neurodegenerativa cronica e progressiva. Colpisce alcune aree del cervello, in particolare la sostanza nera, una zona importante per il controllo dei movimenti.

In questa malattia si riducono progressivamente i neuroni che producono dopamina. La dopamina è una sostanza fondamentale perché permette al corpo di muoversi in modo più fluido, coordinato e armonioso. Quando diminuisce, compaiono lentezza, rigidità, tremore e difficoltà nei movimenti.

Il Parkinson non riguarda solo il movimento. Può coinvolgere anche sonno, umore, digestione, linguaggio, memoria e autonomia della persona. Per questo è una malattia complessa, che richiede un approccio medico, riabilitativo e assistenziale integrato. Le informazioni sono state aggiornate confrontando fonti sanitarie autorevoli su sintomi, diagnosi e trattamenti disponibili.

Cause principali del Parkinson

Le cause precise non sono ancora del tutto conosciute. Nella maggior parte dei casi, il Parkinson nasce dall’insieme di più fattori.

I principali elementi collegati alla malattia sono:

  • età avanzata;
  • predisposizione genetica;
  • esposizione prolungata ad alcune sostanze tossiche;
  • stress ossidativo;
  • alterazioni cellulari;
  • accumulo di proteine anomale, come i corpi di Lewy.

Avere un familiare con Parkinson può aumentare il rischio, ma non significa sviluppare sicuramente la malattia.

Sintomi motori

I sintomi motori sono quelli più conosciuti. Di solito iniziano lentamente e spesso colpiscono prima un solo lato del corpo.

I più frequenti sono:

  • tremore a riposo;
  • rigidità muscolare;
  • lentezza nei movimenti, detta bradicinesia;
  • difficoltà ad avviare un movimento;
  • postura curva;
  • passo corto o trascinato;
  • perdita di equilibrio nelle fasi più avanzate.

Il tremore non è sempre presente. Alcune persone hanno soprattutto rigidità e rallentamento motorio.

Sintomi non motori

Il Parkinson può manifestarsi anche con disturbi meno evidenti, ma molto importanti nella vita quotidiana.

Tra questi troviamo:

  • disturbi del sonno;
  • ansia, depressione o apatia;
  • stitichezza;
  • riduzione dell’olfatto;
  • voce più bassa;
  • difficoltà di parola;
  • sudorazione alterata;
  • dolore;
  • disturbi cognitivi nelle fasi avanzate.

Questi segnali possono comparire anche anni prima dei sintomi motori.

Diagnosi

La diagnosi viene fatta dal neurologo. Non esiste un solo esame capace di confermare sempre la malattia. Il medico valuta la storia clinica, osserva i sintomi, esegue l’esame neurologico e considera la risposta ai farmaci dopaminergici.

In alcuni casi possono essere richiesti esami come SPECT o PET, utili per studiare l’attività dopaminergica cerebrale.

Terapie disponibili

Al momento non esiste una cura definitiva capace di guarire il Parkinson. Tuttavia, esistono trattamenti che aiutano a controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

La levodopa resta uno dei farmaci più efficaci per i sintomi motori. Possono essere usati anche altri farmaci dopaminergici, sempre prescritti e controllati dal medico.

Oltre ai farmaci, sono molto importanti:

  • fisioterapia;
  • esercizio fisico adattato;
  • logopedia;
  • supporto psicologico;
  • educazione del paziente e della famiglia;
  • prevenzione delle cadute;
  • assistenza nelle attività quotidiane.

Nei casi selezionati, quando i farmaci non controllano più bene i sintomi, può essere valutata la stimolazione cerebrale profonda, chiamata DBS. Questa tecnica utilizza elettrodi impiantati nel cervello per modulare alcune aree coinvolte nel movimento.

Conclusione

Il morbo di Parkinson è una malattia complessa, progressiva e diversa da persona a persona. Riconoscere i sintomi, seguire le indicazioni del neurologo e mantenere una buona riabilitazione può aiutare a conservare più autonomia possibile. Per l’OSS è importante osservare i cambiamenti, prevenire cadute, favorire la sicurezza, rispettare i tempi della persona e collaborare con l’équipe sanitaria.

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