Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2026

SNG: CHE COS’È, RUOLO DELL’OSS E PROCEDURA

Il sondino nasogastrico, spesso chiamato SNG, è un tubo sottile che viene inserito attraverso il naso e fatto arrivare fino allo stomaco. Serve soprattutto per la nutrizione enterale, per l’idratazione o, in alcuni casi, per la somministrazione di farmaci quando la persona non riesce ad alimentarsi in modo sicuro per bocca. Non si tratta di un presidio banale, perché il suo uso richiede controlli precisi e una gestione attenta per evitare errori e complicanze. Le linee guida cliniche ricordano infatti che il posizionamento iniziale deve essere eseguito da professionisti con competenze adeguate e che la corretta sede del sondino deve essere confermata con metodi sicuri, come controllo del pH dell’aspirato gastrico e, quando necessario, radiografia.

L’Operatore Socio Sanitario lavora in collaborazione con il professionista sanitario, all’interno di piani e programmi definiti. Questo significa che, con il sondino nasogastrico, l’OSS ha un ruolo concreto e importante, ma non svolge in autonomia l’inserimento del presidio e non decide da solo la verifica clinica del corretto posizionamento. Il suo compito è stare vicino alla persona, assisterla bene, osservare con attenzione e riferire subito ogni anomalia.

Nel lavoro quotidiano, quindi, cosa fa l’OSS? Prima di tutto prepara l’assistenza in modo corretto: igiene delle mani, rispetto della privacy, ambiente ordinato e spiegazione semplice al paziente, così da ridurre paura, fastidio e agitazione. Successivamente aiuta la persona ad assumere una posizione semiseduta o comunque con il busto sollevato. Le indicazioni cliniche più usate raccomandano durante la nutrizione una posizione di circa 30-45 gradi, perché riduce il rischio di reflusso, rigurgito e aspirazione.

Dopo questa fase inizia la vera procedura assistenziale dell’OSS. L’operatore osserva il paziente e il presidio senza improvvisare manovre cliniche. Controlla se il sondino appare tirato, piegato o spostato, se il fissaggio sembra integro, se il paziente tossisce, ha nausea, vomito, dolore, agitazione, reflusso o difficoltà respiratoria. In presenza di uno di questi segni, l’OSS non deve introdurre nulla nel tubo e non deve cercare di “sistemarlo” da solo, ma deve avvisare subito l’infermiere o il professionista competente. Le fonti cliniche sono molto chiare: se c’è dubbio sulla posizione del sondino, non bisogna usarlo finché non viene rivalutato correttamente.

Un altro punto fondamentale è il comfort del paziente. Chi porta un sondino nasogastrico può avere secchezza della bocca, fastidio al naso, irritazione, secrezioni o senso di disagio. Per questo l’OSS si occupa dell’igiene del viso, delle narici e del cavo orale secondo indicazioni. Anche se il paziente non mangia per bocca, l’igiene orale resta importantissima per il benessere generale e per ridurre altri problemi assistenziali. L’OSS osserva anche la cute vicino al fissaggio e segnala arrossamenti, dolore o lesioni.

In parole semplici, la procedura dell’OSS con il sondino nasogastrico è questa: accogliere e rassicurare il paziente, curare l’igiene delle mani e dell’ambiente, aiutare nella posizione corretta, osservare il sondino e la persona, mantenere comfort e igiene orale, e riferire subito qualunque segnale anomalo. Questa è la parte davvero importante anche nei concorsi: l’OSS non sostituisce il professionista sanitario nell’atto clinico, ma protegge il paziente con attenzione continua, buon senso professionale e comunicazione tempestiva.

Conclusione

Il sondino nasogastrico è un presidio delicato che richiede sicurezza, collaborazione e osservazione. L’OSS non lo inserisce e non ne conferma in autonomia il corretto posizionamento, ma svolge un ruolo essenziale nell’assistenza quotidiana: prepara, aiuta, osserva, cura il comfort e segnala subito i problemi. È proprio questo che rende l’OSS una figura fondamentale nella tutela della persona fragile.

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