ENTERALE E PARENTERALE: DIFFERENZE E UTILIZZO

L’alimentazione enterale e l’alimentazione parenterale sono due modalità di nutrizione artificiale usate quando una persona non riesce a coprire in modo adeguato i propri bisogni nutrizionali con l’alimentazione normale. Non sono semplici aiuti al pasto, ma veri trattamenti clinici che vengono scelti dopo una valutazione medica precisa. Le linee guida oggi confermano che il supporto nutrizionale entra in gioco quando l’introito alimentare non basta e c’è rischio di peggioramento dello stato nutrizionale.

La nutrizione enterale viene utilizzata quando l’apparato gastrointestinale funziona, ma il paziente non riesce a mangiare a sufficienza per bocca. Succede, per esempio, in caso di disfagia, malattie neurologiche, stato di coma, importanti interventi chirurgici, tumori, demenza avanzata o forte denutrizione. In questi casi i nutrienti vengono somministrati direttamente nello stomaco o nell’intestino attraverso dispositivi come sondino naso-gastrico, naso-duodenale, PEG o altre stomie. Le raccomandazioni disponibili indicano che, quando l’intestino è funzionante e praticabile, la via enterale rappresenta la scelta preferenziale.

La nutrizione parenterale, invece, viene scelta quando l’intestino non può essere usato oppure non è sufficiente a garantire un adeguato apporto nutrizionale. In questo caso i nutrienti vengono immessi direttamente nel circolo sanguigno tramite accessi venosi periferici o centrali. È una metodica molto delicata, perché richiede soluzioni sterili, monitoraggio clinico e grande attenzione al rischio di infezioni, alterazioni metaboliche e complicanze legate al catetere. Per questo la nutrizione parenterale è riservata a situazioni ben definite e gestita da professionisti sanitari competenti.

La differenza più importante tra le due tecniche è semplice: con la nutrizione enterale si usa l’apparato digerente, con la parenterale no. La prima è più vicina alla fisiologia naturale della persona; la seconda è necessaria quando il tratto gastrointestinale non è utilizzabile. Entrambe possono essere effettuate in ospedale e, in casi selezionati, anche a domicilio, all’interno di un percorso assistenziale organizzato e controllato.

Per l’OSS questo argomento è molto importante. Il nuovo profilo OSS recepito con DPCM 25 marzo 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 giugno 2025, aggiorna il quadro professionale, ma non trasforma la nutrizione artificiale in un’attività autonoma dell’OSS. Restano centrali l’osservazione, il supporto assistenziale, l’igiene, il comfort, la segnalazione tempestiva delle anomalie e l’aiuto nella sorveglianza della persona. L’OSS non prescrive, non posiziona in autonomia sonde o accessi venosi e non gestisce autonomamente una terapia nutrizionale artificiale.

Nella pratica quotidiana l’OSS deve osservare se il paziente presenta nausea, vomito, tosse, agitazione, dolore, fuoriuscite dal presidio, arrossamenti della cute, intolleranza alla nutrizione o variazioni del comportamento generale. Deve inoltre curare l’igiene orale, l’igiene della persona, il corretto posizionamento assistenziale secondo indicazione ricevuta e riferire subito ogni segnale anomalo all’infermiere. È proprio questa attenzione continua che rende il lavoro dell’OSS utile e sicuro accanto al paziente fragile.

Conclusione

Conoscere bene la differenza tra alimentazione enterale e parenterale aiuta l’OSS a capire dove finisce l’assistenza di supporto e dove inizia l’atto sanitario specialistico. Sapere osservare, riferire e assistere nel modo giusto protegge il paziente, migliora il lavoro di squadra e rende l’assistenza più sicura.

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