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La malattia di Alzheimer – tutto quello che c’è da sapere

Come da titolo, in quest’articolo informativo ci occuperemo della malattia di Alzheimer, la quale colpisce una larga fetta di popolazione con delle conseguenze davvero importanti. Oltre a scoprire l’origine, lo scritto vedrà diviso il documento in vari paragrafi che ne approfondiranno le cause, gli effetti, i soggetti a rischio e tutto ciò che ne consegue. Iniziamo perciò con la definizione della malattia. Buona lettura.

Cos’è la malattia di Alzheimer e da dove nasce il suo nome?

 L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo. In parole più semplici la malattia in analisi, pur se nella sua nascita può non apparire violenta, in realtà ha un crescendo rapido e devastante sul cervello del paziente. Quello che infatti sembra un effetto normale dell’invecchiamento a un certo stadio, ha invece delle caratteristiche precise e senza nessuna possibilità di guarigione vera.

Memoria, linguaggio, ogni funzione cognitiva è compromessa dalla malattia e per quanto ci si sforzi di trovare una cura, non ne esiste una. Nonostante i sintomi più rilevanti dell’invecchiamento siano noti a tutti da sempre, in realtà la malattia è molto recente perché appartiene solo al secolo scorso. Il neuropatologo Alois Alzheimer scoprì la patologia nel 1906, prima di allora non se ne sapeva nulla. Inoltre, pur avendo scoperto questa forma di demenza, la malattia ebbe questo nome solo nel 1910, quando uno dei più famosi psichiatri di lingua tedesca dell’epoca, Emil Kraepelin, ripubblicò un suo trattato con questa nuova scoperta.

L’Alzheimer – Chi colpisce e quali sono le cause

Online, sui siti autorevoli come Humanitas, si scopre che l’Alzheimer colpisce il 5% della popolazione sopra i 65 anni e il 20% degli ultraottantenni, mentre in rari casi la malattia può verificarsi anche intorno ai 50 anni d’età. In Italia, secondo l’Ansa, sono circa 600.000 le persone affette da Alzheimer. Eppure, se questo dato non preoccupa, in realtà come riportano molti giornali nel nostro Paese c’è ancora lo stigma di scoprire la malattia, anche perché non essendoci cura perché preoccuparsi della diagnosi. Questo significa che in realtà i malati potrebbero essere molti di più.

Le cause della patologia sono sostanzialmente due. La prima vede l’Alzheimer verificarsi perché un proprio parente aveva un gene alterato, successivamente ereditato da un altro familiare. Questa eredità rappresenta però solo l’1% dei pazienti che contrae la malattia, mentre il restante 99% è coinvolto da un’altra causa. Quest’ultima sembra essere legata all’alterazione del metabolismo di una proteina. Infatti, a un certo punto l’APP, ossia la proteina precursore delle beta amiloide, è metabolizzata in modo alterato creando di conseguenza una sostanza neurotossica che si sviluppa in una patologia.  Abbiamo usato sembra, perché in realtà come dicevamo nelle precedenti righe, l’Alzheimer è una malattia molto giovane appartenente al novecento ed alcune dinamiche sono tuttora sconosciute.

Sintomi e prevenzione dell’Alzheimer

I sintomi sono molteplici e spesso sottovalutati o presi come semplice invecchiamento. Questo è assolutamente normale, difatti la perdita di memoria, il disorientamento spaziale e temporale, l’impoverimento del linguaggio e così via, sono effetti dell’invecchiamento. Eppure esiste una questione di sfumature e ovviamente di età anagrafica che ne stabilisce spesso un allarme. Se questi effetti fossero già presenti a cinquant’anni bisognerebbe preoccuparsi ma se sono sporadici a ottanta, potrebbe non essere nulla. Anche questa è una difficoltà, non ci sono segni particolarmente evidenti e infatti nelle righe successive vedremo come si sviluppano le diagnosi.

Detto ciò, anche sul lato prevenzione c’è pochissimo da dire. Molti studi suggeriscono ovviamente una dieta equilibrata e un controllo sempre più attento quando si superano i sessant’anni d’età. Tutto ciò però è molto banale, mentre non lo è per nulla lo studio che citeremo tra pochissimo. Secondo una ricerca di Bradford T Winslow, Mary K Onysko, Christian M Stob e Kathleen A Hazlewood, consultabile su Pubmed e pubblicata su una rivista accademico scientifica importante, ci sarebbero dei metodi preventivi per arginare forse e solo inizialmente la malattia.

“Sebbene non esistano modalità comprovate per prevenire la malattia di Alzheimer, il trattamento dell’ipertensione, l’integrazione di acidi grassi omega-3, l’attività fisica e l’impegno cognitivo dimostrano un modesto potenziale”. Lo studio continua dicendo: “Gli inibitori dell’acetilcolinesterasi sono farmaci di prima linea per il trattamento della malattia di Alzheimer e sono associati a lievi miglioramenti della funzione cognitiva, del comportamento e delle attività della vita quotidiana; tuttavia, la rilevanza clinica di questi effetti non è chiara. Gli effetti avversi più comuni degli inibitori dell’acetilcolinesterasi sono nausea, vomito, diarrea, vertigini, confusione e aritmie cardiache”. Se avete interesse, potete leggere voi stessi la ricerca completa qui

Quello che interessa a noi in quest’articolo, è comprendere quanto la comunità scientifica continui a studiare la patologia ma non riesca a capirne molte dinamiche. Tutto ciò per confermare l’ipotesi che potevate avere su chi pensa di aver trovato la cura miracolosa. Mi raccomando, in questi casi bisogna fidarsi solo dei dati e della scienza accademicamente riconosciuta e stimata dalla comunità internazionale.

L’Alzheimer – In cosa consiste la diagnosi

Per garantire la certezza assoluta del morbo di Alzheimer bisogna sottoporre il paziente a esame cerebrali assolutamente mirati. Essi sono:

  • La risonanza magnetica
  • La tomografia a emissione di positroni (PET) con fluorode-sossiglucosio
  • Una puntura lombareper misurare la presenza nel liquido cerebrospinale della beta amiloide e della proteina tau (un’altra proteina coinvolta nella patologia)

Senza questi esami purtroppo, nonostante i sintomi, è impossibile conoscere lo stato del paziente e in quale stadio dovrebbe essere la malattia. Come se tutto ciò non bastasse, con l’Alzheimer bisogna tener presente anche gli effetti derivativi come depressione e l’assistenza necessaria quando la patologia comincia ad aggravarsi esponenzialmente.

Assistenza ed effetti derivativi

Come tutti possono immaginare, questa malattia ha degli effetti sia sul paziente, sia sugli affetti di quest’ultimo. Questo non significa solo che il malato avrà bisogno solo di maggiore cura, ma anche di un’assistenza vera e propria che faccia svolgere a quest’ultimo le attività quotidiane di cui ha bisogno. Ci sono associazioni che garantiscono questo supporto, tuttavia quando un proprio caro incontra l’Alzheimer bisogna purtroppo prepararsi all’inevitabile, stabilendo perciò chi si occuperà di lui nel futuro.

Inoltre, come se non bastasse, il malato soffrirà probabilmente nel primo periodo di una forte tristezza che può anche sfociare in depressione ed ecco perché bisogna garantirgli visite giornaliere per il suo morale.

Conclusioni

In quest’articolo abbiamo sviscerato tutto ciò che concerne la malattia di Alzheimer, tuttavia per chi vuole approfondire le ricerche su di essa può trovare contenuti interessanti su Pubmed. Su quest’ultimo portale potrete documentarvi sugli ultimi sviluppi della patologia e i dati che coinvolgono i pazienti. Se invece volete informarvi più nel preciso riguardo l’Italia, ci sono molte riviste scientifiche che sicuramente possono aiutare. Grazie per la lettura.

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Filippo

Fermarsi significa retrocedere.