ALIMENTAZIONE DEL PAZIENTE CON DEMENZA

Le persone affette da demenza spesso non si alimentano adeguatamente per tutta una serie di problematiche legate alla propria patologia, ciò causa perdita di peso e rischio di malnutrizione.

Esistono diversi tipi di demenza poiché molte patologie portano con sé questa conseguenza e non esiste solo quella senile, dovuta, invece, all’età avanzata.

Problemi nell’alimentazione

Il semplice gesto di alimentarsi potrebbe essere molto difficile da attuare per una persona affetta da demenza, soprattutto negli stadi avanzati della patologia.

Spesso, questi pazienti, se lasciati da soli, non ricordano di dover mangiare, oppure affermano di aver mangiato anche se in realtà non l’hanno fatto e viceversa, inoltre, hanno anche difficoltà a cucinare i pasti.

A causa dei deficit percettivi e di coordinazione occhio-mano non riescono a portare correttamente il cibo alla bocca e, infine, la demenza avanzata può portare anche a difficoltà di deglutizione e masticazione, quindi disfagia.

Altra problematica è che gli alimenti ingeriti potrebbero causare gravi disturbi ad una persona affetta da demenza, poiché è molto alto il rischio che il cibo venga condotto nelle vie respiratorie e non nell’esofago, con conseguente difficoltà respiratoria e complicanze polmonari.

Per tutti questi motivi c’è bisogno di aiutare il paziente ad alimentarsi.

Operazioni per alimentare un paziente con demenza

Il paziente affetto da demenza ha bisogno di un’alimentazione specifica, con il cibo ridotto in piccoli pezzi o, soprattutto negli stadi avanzati della patologia, in forma liquida o semi-liquida, che siano facili da deglutire e che abbiano comunque un sapore forte per invogliarlo a mangiare.

L’OSS ha il compito di assicurarsi, prima di tutti i pasti, che le indicazioni dietetiche siano rispettate controllando il contenuto del vassoio. Eventualmente, farà anche attenzione a far rispettare il digiuno al paziente prima di un esame diagnostico.

Il paziente non deve mai essere costretto a mangiare più di quanto desidera e, in generale, non bisogna forzarlo ad aprire la bocca ma, al massimo, invogliarlo toccandogli delicatamente le labbra con il cucchiaio per stimolarlo a collaborare, ma sempre senza insistere troppo.

Se possibile, è importante che la persona possa scegliere cosa mangiare.

L’operatore predisporrà tutto l’occorrente per il pasto e per l’igienizzazione delle mani, aiuterà il paziente a igienizzare le sue mani e poi provvederà all’igienizzazione delle proprie, indosserà i guanti, il grembiule e la cuffia.

La prima cosa da verificare è che il paziente assuma una posizione corretta durante il pasto al tavolo, deve essere seduto con il tronco dritto, le ginocchia flesse e i piedi che toccano il pavimento.

Nel caso di paziente allettato bisogna posizionarlo con il tronco eretto o semi-eretto sollevando lo schienale del letto o servendosi di cuscini e poi avvicinare il tavolino.

Il mento deve essere sempre parallelo al tavolo, poiché provando ad alzare il mento, il paziente potrebbe aspirare il cibo e deviarlo verso le vie respiratorie.

Se il paziente è ancora in grado di mangiare quasi da solo, l’aiuto nell’alimentazione può consistere nel collaborare con il paziente a guidare la mano nel piatto per raccogliere il cibo e poi portarlo alla bocca.

In caso contrario, l’OSS si occuperà di aprire i contenitori, i vassoi e le posate, taglierà il cibo in piccoli pezzi e sbuccerà e taglierà la frutta. Poi provvederà ad imboccare il paziente.

In generale, il cibo deve essere somministrato lentamente in piccole porzioni e l’acqua a piccoli sorsi.

Prima di passare al boccone successivo, quello precedente deve essere stato masticato e inghiottito completamente, eventualmente l’operatore controllerà se c’è cibo accumulato nelle guance o sotto la lingua.

Non bisogna far parlare il paziente durante il pasto per evitare soffocamenti e inalazioni di cibo nelle vie respiratorie.

Nel caso in cui il paziente non mangi o non finisca il pasto, bisognerà aspettare un po’ di tempo per riproporglielo, ma se continua a rifiutarlo non bisognerà insistere oltre.

Come osservare il paziente

Ci sono alcuni farmaci, come quelli somministrati per la demenza dovuta all’Alzheimer, che possono portare ad alcuni disturbi digestivi, quali sensazione di pienezza gastrica, nausea, vomito e diarrea.

In questi casi è importante osservare attentamente il paziente nel caso stiano per insorgere questi sintomi durante il pasto.

Operazioni finali

Una volta terminato il pasto, l’operatore provvederà a riordinare e sanificare il tavolo e l’ambiente, ritirare il vassoio, smaltire correttamente i rifiuti e svuotare completamente il carrello.

Una volta lasciato il paziente, l’OSS dovrà comunicare all’infermiere:

       Se e quanto cibo ha mangiato il paziente;

       Se il paziente ha avuto difficoltà del mangiare o altri sintomi (nausea, vomito, disfagia, disgusto, ecc.)

       Se c’erano degli alimenti non graditi dal paziente;

       Se il paziente aveva delle preferenze alimentari;

       Se e quanto il paziente ha bevuto, specificando la quantità precisa di liquidi assimilati.

 


Filippo

Fermarsi significa retrocedere.

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