MOBBING: COME AFFRONTARLO E COME DIFENDERSI

Persecuzioni, violenze verbali e fisiche, minacce più o meno velate e il mondo del lavoro può diventare un incubo: il mobbing è un fenomeno sempre più diffuso ma è possibile affrontarlo e difendersi.

Cos’è il mobbing?

Il mobbing è un termine inglese che letteralmente significa “molestare” e “assalire”, sta ad indicare tutti i comportamenti aggressivi verbali e fisici e reiterati nel tempo che un soggetto o un gruppo compiono a discapito di una o più persone.

Il termine fu coniato in ornitologia negli anni ‘70 ad indicare il comportamento di gruppi di uccelli piccoli che scacciano un predatore. Da allora è stato utilizzato anche per indicare i comportamenti aggressivi e persecutori di altri animali e degli uomini verso suoi simili e non solo negli ambienti lavorativi. Si verifica anche in famiglia, a scuola (bullismo) e altri campi, come negli ambienti militari (nonnismo).

Non si tratta solo di violenza fisica, ma ci sono anche risvolti psicologici importanti, che possono portare ansia, disagio, attacchi di panico, depressione e altri problemi sociali, come difficoltà di adattamento e di socializzazione.

 

Gli elementi fondamentali del mobbing a lavoro

Il mobbing nell’ambiente lavorativo è molto frequente tra colleghi (mobbing orizzontale) o da parte di un superiore nei confronti dei sottoposti (mobbing verticale, chiamato bossing); consiste in rimproveri, insulti, privazione della dignità, emarginazione, molestie sessuali, demansionamento, privazione o sovraccarico di lavoro e tutte quelle azioni che portano la vittima ad avere problemi psico-fisici e a licenziarsi (scopo finale di chi fa mobbing).

Secondo la Corte di Cassazione il mobbing ha precise caratteristiche per essere perseguibile dalla legge:

          ci devono essere un rapporto di causa-effetto tra atti offensivi e ripercussioni psico-fisiche;

          pluralità dei comportamenti ostili;

          risvolti sulla psiche e sulla salute;

          continuità nel tempo (circa sei mesi);

          intenzione di danneggiare la vittima;

          prove schiaccianti.

Cosa fare in caso di mobbing?

Spesso, in situazioni di mobbing ci si sente spaventati e non si sa come reagire, si ha paura di peggiorare la situazione o di perdere il lavoro e si è scoraggiati dai tempi giuridici e dalla difficoltà di procurarsi delle prove per procedere per vie legali.

La cosa migliore da fare è resistere, non cedere alla depressione, farsi coraggio e chiedere aiuto a un esperto o a un’associazione contro il mobbing.

Prima della denuncia è meglio raccogliere le prove, che devono essere precise e non relative ad eventi sporadici, altrimenti si rischia di perdere la causa ed essere denunciati per diffamazione.

Di seguito alcuni suggerimenti per raccogliere le prove:

   rivolgersi a colleghi fidati disposti a testimoniare, magari altre vittime di mobbing. Se non si ha nessuno di fidato è meglio non spargere la voce che si vuole denunciare qualcuno per mobbing;

         segnare su un diario ora e data dei comportamenti offensivi;

         conservare sms e e-mail e registrare telefonate e conversazioni;

        procurarsi certificati medici che dimostrano i danni psico-fisici subiti. La documentazione deve essere emessa da strutture pubbliche, poiché quella di medici pagati potrebbe venire contestata

Registrare le conversazioni in cui si è presenti non è un reato, ma lo diventa quando riguarda conversazioni altrui in cui non si è presenti. Inoltre, bisogna valutare il rischio di poter essere licenziati, poiché se il datore di lavoro viene a sapere delle registrazioni avvenute in azienda può licenziare per giusta causa (violazione della riservatezza aziendale).

Quando si avranno tutte le prove, si potrà procedere con la denuncia.


FILIPPO ORALI

Fermarsi significa retrocedere.

Canale WhatsApp Per OSS

Riceverai aggiornamenti su concorsi pubblici (RSA escluse), notizie e suggerimenti. Sei nuovo nel settore?. Costruiamo insieme il tuo futuro!