LDP E AUSILI

Ldp è l’acronimo di lesioni da pressione, si chiamano così, perché a causa della pressione che i tessuti molli subiscono tra le prominenze ossee e i piani d’ appoggio, si creano delle piaghe cutanee, di diverse stadiazioni e nei casi più gravi possono portare alla morte del paziente. Si hanno le lesioni da pressione, anche quando i dispositivi medicali comprimono i tessuti (ad esempio catetere, cannula tracheostomica, sonda gastrica, padella ecc.) In questo caso non è l’accoppiata prominenza ossea e materasso, ma tessuto cutaneo e dispositivo medicale. A causa della pressione superiore ai 32 mmhg, i vasi sanguigni rallentano la circolazione ematica e viene a mancare l l’ossigeno ai tessuti.  Il tempo in cui i tessuti possono resistere senza ossigeno è di 2 ore, per questo il paziente viene mobilizzato tenendo presente questo tempo massimo. I punti del corpo in cui si formano le LDP sono: nel decubito supino occipite, scapole, rachide dorsale, gomiti, sacro, coccige e talloni; nel decubito prono: fronte, setto nasale, mento, parte anteriore della spalla, sterno, costole, bacino, ginocchio, dorso e dita del piede.  Nel decubito laterale: zigomi, padiglioni auricolari, spalle, coste, trocantere e malleoli.  Nella postura seduta: l’occipite in caso di poggiatesta, rachide dorsale e ischio. Le lesioni da pressione sono una delle conseguenze della sindrome da allettamento; la categoria più a rischio è quella geriatrica, perché i fattori di rischio sono: età, stato della cute (quella  degli anziani è secca e ha una minore sopportazione delle forze di taglio e si rigenera molto lentamente), riduzione della sensibilità cutanea al dolore, ipertermia o ipotermia, che causano alterazione del microcircolo, atrofia della massa muscolare, cachessia con diminuzione del pannicolo adiposo che protegge i tessuti,  la malnutrizione, immobilità, infezioni sistemiche localizzate, condizioni generali scadenti, diabete, disturbi psichici e stadio terminale, questi sono solo i fattori intrinseci (cioè interni). Poi ci sono i fattori estrinseci (esterni) che dipendono da una compressione prolungata, spesso presenti quando il paziente è costretto a letto e, assumendo una posizione seduta o semi-seduta, tende a scivolare. Questo genera uno sfregamento in quanto, lo scheletro scivola più velocemente della cute, che invece è trattenuta dal piano di appoggio. Piani di appoggio inadeguati possono essere ad esempio le pieghe sotto le lenzuola, tutori, uso improprio di traverse, pannoloni, borse del ghiaccio o acqua calda, condizioni igieniche scarse soprattutto dopo l’eliminazione. La cura delle lesioni da pressione è affidata all’ infermiere per ciò che riguarda la cute e al medico per le cure farmacologiche e quando i livelli sistemici sono compromessi. Per valutare la gravità delle lesioni da pressione si usano le scale e le più importanti sono quelle di Braden e di Norton.

La Braden esamina: umidita cutanea, attività fisica, mobilità, alimentazione, frizione e scivolamento.

La Norton esamina: la condizione fisica, stato mentale, deambulazione, mobilizzazione, incontinenza.

Gli stadi o categorie delle lesioni da pressione sono 4:

I° Stadio: La cute è integra con eritema che alla digito-pressione non si sbianca (iperemia)

II° Stadio: La perdita di spessore è ci può essere una vescicola intatta o aperta.

III° Stadio: La perdita di cute è a tutto spessore si può vedere il tessuto adiposo, ma osso e tendine non sono esposti.

IV° Stadio: L’ osso e il tendine sono esposti possono esserci le escare.

Infine esistono lesioni non stadiabili, infatti la cute è apparentemente integra, ma sotto ci sono necrosi ed escare. È quindi importante prevenire, gestendo una corretta igiene, mobilizzazione e alimentazione.  Si possono utilizzare ausili come il materasso antidecubito, i cuscini in silicone o a bolle d’aria, l’archetto solleva coperte e le talloniere; inoltre ci sono varie medicazioni come creme, spray, cerotti e medicazioni avanzate.  Un’altra tecnica di prevenzione è il debridement chirurgico e può essere: meccanico, autolitico o chimico e consiste nella rimozione del tessuto necrotico. L’ operatore socio sanitario può occuparsi solo di lesioni al primo stadio e applicare una crema all’ossido di zinco oppure spray con argento proteinato e acido ialuronico, ma deve saper riconoscere tutti gli stadi per poter collaborare con l’équipe infermieristica e saper gestire un paziente con le lesioni da pressione, in modo da prevenirle o aiutarne la guarigione.


FILIPPO ORALI

Fermarsi significa retrocedere.

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